Venezia: weekend in camper

“La bellissima e meravigliosa realtà di Venezia va oltre la più stravagante fantasia di un sognatore. L’oppio non riuscirebbe a creare un posto come questo, e un posto così incantevole non potrebbe venire fuori neppure da una visione…Venezia è sopra, oltre, al di fuori dell’immaginazione umana”.  

Charles Dickens

Dopo ormai qualche mese di stop. Finalmente siamo tornati a girare la chiave. E abbiamo ricominciato in compagnia dei nostri amici camperisti. Con una tappa speciale. Una città. Cosa che non succedeva da parecchio. E non una città qualunque, ma la più affascinante che sia mai stata costruita dalla mano umana: Venezia. Per onor del vero l’idea è stata loro e noi l’abbiamo subito appoggiata.

Siamo partiti di venerdì pomeriggio da Brescia e siamo arrivati a Venezia verso le 20.30 grazie a una coda di 8 km e un incidente in autostrada. Potete quindi immaginare – almeno chi ha figli – quante volte abbiamo sentito ripetere, “tra quanto arriviamo?”.

Arrivati a destinazione, ovvero al camping Venezia village, abbiamo cenato con il riso freddo – la mia ottima idea non programmata come più o meno tutti i nostri viaggi, ma decisa poco prima – e poi tutti a nanna.

Il sabato mattina raccolto tutti abbiamo raggiunto Venezia e cominciato il nostro giro. Devo dire che vederla a maggio con il sole, così vuota è stato decisamente strano. Ma bellissimo. Qualcosa di affascinante. Girare per le strade senza la folla di persone, riuscire a guardarla davvero, nel profondo. Spogliata di tutte le persone…

Siamo scesi dal vaporetto in piazza San Marco, perché vuoi non passarci. Perché ogni volta è come se fosse la prima volta. Quel fascino e quell’eleganza adagiati in modo quasi surreale sul mare. Ma non siamo rimasti, la nostra meta era la Venezia, quella autentica, quella dei veneziani. Quella delle calli nascoste e dei vestiti stesi, quella dei lunghi canali e dei suoi piccoli ponti.

È così abbiamo puntato verso Cannaregio. Oltre ad ospitare il ghetto ebraico, che già quello vale una bella passeggiata, questo sestiere regala meravigliosi angoli. 

Calle Varisco

Venezia, Calle Varisco

Ed eccone uno molto affascinante. Calle Varisco deve il suo nome alla famiglia Varisco, ma la sua fama alla sua larghezza o meglio strettezza. Con i suoi 53 cm si aggiudica infatti il primato della calle più stretta di tutta la laguna. Si trova indicativamente a metà strada tra il ponte di Rialto e le Fondamenta Nove (consiglio di usare Google Maps noi l’abbiamo trovata così). 

Come molti angoli di Venezia anche Calle Varisco è avvolta dal mistero. Leggenda narra infatti che se un assassino dovesse camminare per questa calle, le mura si chiuderebbero fino a ucciderlo, punendo così la sua anima impura. A questa rivelazione la nostra pargola più grande ha esordito così: “Sarà pericoloso passare per il papà che a volte uccide le zanzare?”. State tranquilli è ancora vivo. 

Ponte chiodo

Anche lui si incontra passeggiando per Cannaregio. E oggi la sua particolarità è che non ha spallette. Ma soprattutto è l’unico rimasto così a Venezia, l’altro il ponte del Diavolo si trova a Torcello. Il ponte chiodo è antichissimo e non è facile trovarlo, si trova a pochi metri dalla scuola Grande della Misericordia. Dovrete ancora una volta passeggiare tra le calle di Cannaregio alla scoperta di una Venezia fuori dalle rotte del classico turismo per ritrovarvi davanti a questa meraviglia, che porta all’entrata di un b&b.

Noi c’eravamo stati qualche anno fa, questa volta non ci siamo passati, ma forse visto che è senza protezioni laterali è stato meglio così, non abbiamo rischiato di perdere qualche bambino in mare. dove eravamo stati la volta prima, questa volta non ci siamo arrivati, ma forse visto che è senza paratie è stato meglio così, non abbiamo rischiato di perdere qualche bambino in mare. 

Libreria Acqua Alta

Tornando verso il ponte di Rialto, nel sestiere Castello, incontriamo una libreria molto particolare. Presentarla così certo non spiega quello che è davvero questo luogo diventato famoso in tutto il mondo. Questa libreria non ha un archivio digitale. I libri – più di centomila tra nuovi e usati – non sono catalogati, ma sono impilati, incastrati in un magico disordine in scaffali, barche, vasche da bagno dismesse e gondole. E per proteggerli dall’acqua alta sono tutti sollevati da terra di almeno quindici centimetri. Qua non si entra per cercare un libro, ma per scoprire dei piccoli gioielli. Qua si entra e sarebbe bello perdersi senza tempo tra tutte quelle pagine di storia, poesia, vita.

In questa libreria si trova la scalinata di libri più “instagrammata”. Creata non certo pensando a Instagram, ma per tenere le preziose enciclopedie che erano state danneggiate dall’acqua alta e così al proprietario è venuta l’idea di questa scala per salire e poter godere della vista sul canale che passa accanto alla libreria.

Questo piccolo mondo incantato e a tratti fiabesco è stato creato nel 2004 da Luigi Frizzo un giramondo vicentino di nascita ma veneziano d’adozione, oggi settantenne, che oltre ad avere la passione per i libri, ama moltissimo i gatti. In tanti infatti girano per la libreria e fanno le fusa su libri e scaffali, ma la regina indiscussa è la bellissima gatta nera che seduta su una gondola di libri ci osserva dietro ai suoi misteriosi occhi gialli.

Venezia, campiello Santa Maria Nova

Sosta pranzo. Visto che non volevamo fermarci in un ristorante, ci siamo fatti riempire dei panini speciali e poi ci siamo fermati in una piccola piazzetta – campiello Santa Maria Nova – con panchine e alberi, i pochi che si incontrano a Venezia.

(Non sono solita far queste cose, ma a volte credo sia giusto. Se avete bisogno di un bar non fermatevi al bar Art cafe. Molto scortesi e nonostante avessimo comprato due bibite da loro, alla richiesta di poter usufruire dei bagno, per i bambini oltretutto, ci hanno detto che non era presente. Spero che non sia vero, visto che per legge ogni locale deve avere un bagno per i clienti).

Giudecca

È l’isola più grande tra le 116 che compongono la laguna. E i veneziani la chiamano “spinalonga” per la sua forma un po’ allungata. Noi siamo andati a fare un giro nel pomeriggio del sabato, si raggiunge in un quarto d’ora di vaporetto. La prima cosa che colpisce è un’atmosfera decisamente silenziosa e praticamente deserta. Dal vaporetto spicca un palazzo, che abbiamo poi scoperto essere il “Molino Stucky”, un vecchio mulino restaurato che oggi ospita un albergo di lusso.

Nel’isola di Giudecca perdetevi a passeggiare lungo le fondamenta S. Giacomo fino a S. Eufemia e S. Biagio, godrete di una vista su Venezia meravigliosa, da Dorsoduro a San Marco, scorgendo in modo evidente il palazzo Ducale. Poi ogni tanto però entrate anche dentro, girovagate tra le calli, è sempre bello conoscere anche la vita vera.

Murano

Domenica abbiamo dedicato la giornata a Murano e a quella vera e propria opera di magia che è la lavorazione del vetro. Dal campeggio si raggiungere in circa 40 minuti prendendo l’autobus fino a piazzale Roma e poi da lì direttamente il vaporetto.
Appena scesi siamo entrati nella fornace Xè vero, dove potrete ammirare all’opera un artista come il maestro vetraio Igor Balbi. Ma le fornaci sono tante e potete scegliere quella che preferite. Da segnalare che non c’è bisogno di prenotare per entrare a visitarle.

Un po’ di storia…

La lavorazione del vetro è l’arte più antica praticata nella Laguna ed è stata per centinaia di anni una delle più importanti industrie commerciali della repubblica Veneziana. La prima testimonianza scritta di un maestro del vetro a Venezia risale all’anno 982, ma è solo nel 1291 che tutte le fornaci furono spostate dal centro della città – erano concentrate soprattutto a “Riva Alto” e Dorsoduro – sull’isola di Murano, diventando la prima zona industriale al mondo. Oggi il vetro di Murano è considerato un prodotto di lusso, ma per centinaia di anni Murano ha mantenuto il monopolio della produzione del vetro commerciale in tutta Europa.

Venezia, Murano

Il trasferimento delle fornaci e quindi anche dei vetrai e delle loro famiglie è stato accompagnato da incentivi da un lato e restrizioni dall’altro. I maestri vetrai infatti raggiunsero da un lato un elevato status sociale, ma dall’altra era loro proibito lasciare Venezia senza permesso da parte della Repubblica. I maestri che si permettevano di lasciare la città senza permesso al ritorno venivano banditi dalla corporazione e non potevano più lavorare il vetro. E inoltre esportare i segreti della lavorazione del vetro di Murano all’estero era considerato un reato punibile con la pena di morte.

Murano è una piccola isola fatta di vetro e antico fascino. Passeggiare lungo i suoi canali regala emozioni e vi consigliamo di prendervi del tempo per farlo.

Sosta

Abbiamo dormito al camping Venezia village, molto comodo per raggiungere la città, c’è l’autobus appena fuori (linea 5, usciti dal cancellino del campeggio dovrete percorrere la stradina sterrata, in fondo girare a sinistra e arrivati alla fermata, fare il sovrappasso e attraversare per prendere la direzione giusta). Si arriva a piazzale Roma in circa dieci minuti. Il campeggio è immerso nel verde, con piazzole delimitate abbastanza grandi, servizi molto belli e nuovi (che anche il bagno per i bimbi con la doccia alla loro altezza), piscina al chiuso (per adesso ferma per un guasto ma dovrebbe ripartire a inizio giugno) parco giochi per i bimbi, ristorante. Ah dimenticavo cani ammessi. Insomma non manca niente.

Un’ottima sosta per questa stupenda città dove come diceva qualcuno “non si sa se il mare invada la città o la città si affondi nel mare”.

Alla prossima avventura!

Chiara

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