Gite fuori porta

Valvestino in camper, la poesia di un luogo sperduto

Pensa che grande rivoluzione planetaria ci sarebbe se milioni di ragazzi di tutte le parti del mondo con i loro zaini sulle spalle cominciassero ad andare in giro per la natura.

Jack Kerouac

Era da un po’ che volevamo tornare. O meglio era da un po’ che il capitano della ciurma voleva riportarci tutti in Valvestino. La prima volta c’eravamo passati tanti anni fa. E tante curve fa. Un giro improvvisato, quelle strade che percorri e ti portano senza sapere in mondi incantati. Poi gli anni passano, la vita lo stesso. E ti ritrovi con due bambine, un cane, una casa con il giardino, ma ancora la voglia di tornare in quel luogo magico. Un luogo da cui non si passa, ci si arriva. È questo il motto di Val Vestino e forse è anche il suo segreto.

E così un venerdì di febbraio, fuori stagione, fuori schema, senza un itinerario, ma con una meta, siamo saliti a bordo di Stella, abbiamo girato la chiave e siamo partiti. La sera ci siamo fermati a dormire sul lago di Garda, a Toscolano Maderno. Un risveglio magico, un’alba piena di colori, una bellissima giornata, una passeggiata lungo lago. Qualche corsa, i giochi. E poi pranzo con le famose piade del papà.

🚐 Sosta lungo lago lido degli Ulivi (via Marconi), gratis fuori stagione; 7,50 al giorno in alta stagione. La passeggiata/ciclabile che costeggia il lago porta fino in paese a Toscolano. A pochi metri c’è un piccolo parco giochi davanti al lago, molto carino e adatto anche a bambini più piccoli.

Dopo pranzo ci siamo rimessi in strada. Passato Gargnano abbiamo girato a sinistra per Valvestino ed è iniziata la nostra salita.

La valle si sviluppa lungo il torrente Toscolano ed è considerato un territorio di straordinario valore naturalistico e hanno sicuramente ragione. Un luogo praticamente sconosciuto ai più, che collega il lago di Garda con il lago d’Idro e la Val Sabbia. Un luogo per chi vuole allontanarsi dalle sponde affollate del Garda ed immergersi in un ambiente rimasto praticamente incontaminato dal punto di vista naturalistico, attraversando piccoli paesini dove il tempo sembra essersi fermato.

Curiosità. Il nome Valvestino deriva dai monti Vesta e Stino, che delimitano la valle ad occidente. Secondo la leggenda i sette paesi di questa zona (Armo, Bollone, Cadria, Cima Rest, Magasa, Persone e Turano) appartenenti al Parco Naturale regionale dell’Alto Garda Bresciano, sono stati fondati da sette fratelli che, non essendo in buoni rapporti, decisero di sparpagliarsi per la valle senza più vedersi. Fa eccezione Moerna, il paese più in alto, da dove il fratello più furbo poteva spiare gli altri senza essere visto.

Lasciato Gargnano e il tipico paesaggio del Garda tra ulivi e cipressi, si prosegue lungo una strada che corre tra boschi di rovere, faggi, aceri, pini silvestri e si inerpica in un mondo tra il selvaggio e la fiaba. 28 km di autentiche sorprese che separano le sponde del lago di Garda da questa silenziosa valle riconosciuta dall’Unione europea sito di interesse comunitario.

Poi la vista si apre quando si scorge la diga di Ponte Cola, costruita nel 1962, è alta 125 metri e da vita al lago artificiale di Valvestino.

In questa cartolina da fiaba l’acqua e la vegetazione diventano un tutt’uno, tra verdi insenature e grandi e potenti rocce che si specchiano nel lago artificiale. Di un meraviglioso colore azzurro, si incunea tra le montagne come fosse un fiordo norvegese e sotto la sua superficie custodisce le antiche rovine della casetta dei doganieri. Quando il livello del lago si abbassa, emergono dal fondo le rovine. Quando siamo passati noi due settimane fa spuntava solo il piccolo arco in alto dell’edificio, ma negli ultimi giorni il livello si è abbassato talmente tanto da restituire tutta l’affascinante costruzione praticamente integra.

Valvestino, i resti della dogana

La Valvestino è stata a lungo un luogo di frontiera, dove si incrociavano sentieri e mulattiere, costituendo un passaggio obbligato per migliaia di viandanti. La dogana controllava dunque il traffico di merci e uomini fra l’area austriaca e quella italiana. 

Questa nostra avventura ci ha regalato quel profumo vero di libertà in camper. Una strada lunga, ma affascinante, un viaggio chilometro dopo chilometro. Dove tutto quello che abbiamo incontrato ci ha lasciato un segno per sempre. In mezzo il silenzio, la natura, i boschi, il rumore della Terra. E intorno nessuno, solo noi. Cioè nessun umano, ma pieno di forme di vita libere di godere di questo mondo ancora così selvaggio e nascosto.

Molte curve dopo abbiamo raggiunto Magasa e il cartello che indicava la salita per Cima Rest.

Il borgo di Cima Rest si trova nella parte nord di Valvestino. Sono più o meno 5 minuti di salita e circa 2 km. Non vi lasciate intimorire dal primo pezzo di strada, salite che dopo si allarga. Poi troverete altri due tratti dove fare attenzione – attenzione intendo sperare di non incrociare nessuno – per il resto si passa senza problemi. Comunque non c’è particolare traffico da queste parti, tranne qualcuno che viene a camminare, quindi basta avere l’accortezza di salire o scendere in orari non di punta.

Ma un po’ di attenzione e una strada un po’ stretta vale sicuramente lo spettacolo che ci si trova davanti arrivati sull’altopiano di Cima Rest. Un paesaggio che regala davvero un’atmosfera quasi magica. Meravigliosi prati, sul cui sfondo giganteggia il Monte Tombea, dal cui nome deriva il tipico formaggio di malga, a latte crudo ma a pasta dura, molto raro in quanto i produttori sono pochissimi solo nel comune di Magasa. Proprio al formaggio Tombea è dedicata la festa che si tiene la seconda domenica di settembre proprio a Cima Rest.

Una caratteristica di questo borgo sono i suoi tipici fienili con il tetto in paglia, – per le nostre bambine le tipiche casette dei tre porcellini – oggi trasformati in suggestive strutture ricettive che si possono affittare (per chi fosse interessato e volesse maggiori info www.valvestino.it).

Parcheggiata Stella nel piazzale davanti al ristorante Tavagnü. Siamo scesi a esplorare questo mondo incantato. Intorno non c’era nessuno. L’unica presenza di vita umana era una casetta poco sopra da cui ogni tanto arrivava l’eco di qualche rumore. Un luogo fuori da ogni orologio. Dove la natura è padrona. Cima Rest è “solo” silenzio, natura, montagne. E un fascino che ti riporta a contatto con tutto quello che conta davvero. Le nostre bambine – e noi insieme a loro – si sono divertite tantissimo, hanno camminato, esplorato, cercato. E a sera hanno portato in camper tutti i loro tesori raccolti: pigne, foglie, sassi e anche elicotteri, avete presente quelle particolari foglioline che sembrano volare?

I prati della Val Vestino oltre ad essere l’alimento per il bestiame al pascolo, offrono uno spettacolo di colori che cambiano con le diverse fioriture che li compongono. Noi vista la stagione non abbiamo ammirato la fioritura, ma quelle distese seppur brulle e invernali ci hanno comunque regalato uno spettacolo decisamente affascinante. Salendo sulle vette, inoltre, è possibile ammirare le sassifraghe – in latino “capace di spaccare le pietre” – piante simbolo di questa zona. Così come molti uccelli rapaci, tra cui le acquile; le abbiamo viste sorvolare sopra le nostre teste portate dal vento con le loro immense ali.

Curiosità. Non siamo andati, ma seguendo la strada immersa nel verde per circa un chilometro si raggiunge Cadria, frazione di Magasa. Un pugno di case, una piazzetta e la fontana che sembra fare la guardia alla piccolissima chiesa rurale del ‘500, dedicata a San Lorenzo. Ogni anno il 10 agosto si celebra una festa in cui viene distribuito il pane e un quinto di vino ai partecipanti alla funzione religiosa.

Un weekend così ti rigenera il corpo e lo spirito, eppure è stato tutto a costo zero. Spesso ci dicono, ma viaggiate sempre beati voi…basta fare delle scelte, ognuno è costruttore dei propri sogni.

È la vita, bellezza! E noi abbiamo scelto di viaggiarla in camper. E viaggiare sognando o sognare viaggiando.

Appuntamento con la prossima avventura!

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